Camilla Valerio Un confronto tra la mobilitazione politica in Italia e negli USA.

UN CONFRONTO TRA LA MOBILITAZIONE POLITICA IN ITALIA E NEGLI USA

Come le elezioni americane hanno mostrato la mancanza di impegno e mobilitazione politica in Italia.

Di CAMILLA VALERIO
Già apparso su Italics Magazine
(https://italicsmag.com/2020/11/16/a-comparison-of-political-mobilization-in-italy-and-the-us/?fbclid=IwAR3GN4g3t093U4Lf1jyzy4KKtZlEjMRx0d8rinCqeqxaoap0QepWCcq0w9A)

Alla (non proprio) fine delle elezioni americane del 2020 un grande fenomeno resta indiscutibile ovvero la straordinaria mobilitazione politica fornita sia dai rossi, i repubblicani, sia dai blu, i democratici. L’impegno senza precedenti della comunità afroamericana e del suo famoso movimento “Black Lives Matter” così come i “Latinos por Trump” in Florida, specialmente a Miami, sono due degli esempi più chiari di questo fenomeno.

Mentre ai Latinos è stato attribuito il merito di aver reso possibile la vittoria di Trump in Florida, il ruolo di Black Lives Matter è stato cruciale nell’orientare il voto degli americani. Si stima infatti che 9 voti su 10 siano stati influenzati dalle rivolte antirazziste degli ultimi mesi: il 56% ha scelto Biden e il 44% Trump. Il movimento “Fair Fight Action” di Stacey Abrams ha invece svolto un ruolo centrale nel portare le persone a votare in Georgia, uno stato storicamente rosso dove quest’anno ha vinto il Partito Democratico.


Questa grande mobilitazione si è anche tradotta in un’enorme partecipazione elettorale con il più alto tasso di affluenza in oltre un secolo (66,5%) e oltre 160 milioni di americani votanti. Joe Biden (con Kamala Harris) è diventato il presidente più votato degli Stati Uniti con 70 milioni di voti.

Un pizzico di invidia

Naturalmente le elezioni americane sono state seguite con grande interesse in Italia. Durante il famoso programma televisivo del venerdì sera “Propaganda Live” diversi giornalisti hanno mostrato la loro ammirazione per la passione politica e la partecipazione dimostrata dagli americani.

In particolare, sperano che un tale fenomeno possa eventualmente colpire anche l’Italia. Marco Damilano, Direttore de L’Espresso, ha anche ammesso di provare un pizzico di invidia per la partecipazione e mobilitazione che si è osservata oltreoceano.



A questo proposito, mi sono chiesta se è vero che, in Italia, manca questa passione e mobilitazione politica – e in che misura.

Cosa ci dicono i dati sulla mobilitazione politica in Italia?

Nonostante l’affluenza alle elezioni nazionali del 2018 sia stata di circa il 72%, quindi superiore a quella degli Stati Uniti, questo rappresenta comunque un trend negativo (-2,3% rispetto al 2013) indicando che, nella sua accezione più ampia, la partecipazione politica è in crisi.

L’ultimo rapporto dell’Istituto nazionale di statistica italiano (ISTAT) sulla partecipazione politica in Italia tra il 2014 e il 2019 delinea una tendenza generalmente negativa in quanto “la quota di persone di età pari o superiore a 14 anni non impegnate in politica è aumentata dal 18,9% al 23,2%”. In Italia, infatti, sono 12 milioni le persone, che rappresentano un quarto della popolazione adulta, completamente disinteressate alla politica.



Il rapporto evidenzia la differenza tra il concetto più ampio di partecipazione politica e le mere statistiche elettorali, che non analizzano altre forme di impegno diretto e indiretto. Questi includono quanto gli italiani parlano di politica e quanto si informano e ascoltano i dibattiti politici (indiretto), o “la partecipazione a un comizio elettorale, a una marcia di protesta, o un coinvolgimento diretto in un partito politico facendo volontariato o contribuendo con denaro” (Diretto).

Soprattutto, rispetto alla partecipazione attiva osservata in America, in Italia le persone tendono a farsi coinvolgere solo indirettamente attraverso giornali, riviste e programmi televisivi o al massimo parlandone. Sfortunatamente, il coinvolgimento diretto è più raro.

È interessante notare che le ragioni del disimpegno politico sono legate a diversi fattori come la mancanza di interesse (64,9%) e la mancanza di fiducia nel sistema politico (25,5%). Inoltre molte persone considerano la politica una questione complicata (circa il 10%) o non hanno molto tempo per occuparsene (7%).

Per quanto riguarda le fasce d’età, c’è una particolare dinamica che riguarda i giovani, soprattutto tra i 14 e i 24 anni, ovvero quella fascia d’età su cui è importante intervenire per sperare in un impatto positivo in futuro.

L’Istituto nazionale di statistica italiano mostra che i giovani che non partecipano alla vita politica sono in aumento. Dando uno sguardo più approfondito alle dinamiche che interessano questa fascia di età e analizzando anche uno studio della Commissione Europea, risulta che i giovani tra i 14 e i 24 anni sono i più coinvolti nelle esperienze politiche attive (14%) ma registrano una significativa diminuzione di iscrizione e partecipazione con partiti politici. Insomma, vanno in piazza, ma senza bandiere di partito.

Infine, è importante sottolineare come la mobilitazione politica sia fortemente correlata al livello di istruzione poiché il 38,8% delle persone in Italia che hanno completato solo la scuola primaria non sono politicamente impegnate. Tra i diplomati, questa percentuale scende all’8%.



Alcune considerazioni

Alla luce dei dati ci sono alcune considerazioni da fare. Come dimostrano le mobilitazioni che si sono succedute negli ultimi mesi, come nel caso delle Sardine, degli invisibili di Aboubakahr, degli scioperi dei ragazzi del Friday’s For Future e delle manifestazioni dei movimenti antirazzisti, il coinvolgimento delle istituzioni politiche è pressoché inesistente.

In Italia la partecipazione attiva non è infatti supportata dai partiti politici. I politici sono piuttosto sordi alle questioni politiche care ai cittadini come nel caso delle manifestazioni contro il cambiamento climatico che hanno interessato le giovani generazioni. Nessun partito italiano ha saputo appoggiare questa manifestazione e offrire una piattaforma politica pronta ad ascoltarli e ad aiutarli. Non è un caso, quindi, che i giovanissimi, pur manifestando la volontà di impegnarsi per cambiare la propria società, non trovino alcun interesse a farlo insieme ai politici.

In una ulteriore analisi, la condizione culturale ed educativa del Paese pesa fortemente sull’attivismo e sulla partecipazione politica. E questo preoccupa ancor di più se guardiamo al crescente numero di abbandoni scolastici e alla situazione pandemica che ha ulteriormente indebolito il sistema scolastico e l’accesso ad esso.

Come per molti altri aspetti problematici del Paese, un investimento nell’istruzione – che non è solo scuola, ma è legata a tutte le attività nel campo della cultura – sarebbe un ottimo punto di partenza per aumentare la mobilitazione politica.

Camilla Valerio
Camilla è una studentessa del master in Global Studies presso l’Università Karl Franzens di Graz, in Austria, e ha conseguito una laurea in Comunicazione presso l’Università di Ferrara. Ha vissuto tra Salerno e Ariano Irpino dove ha giocato a basket a livello semiprofessionale, dividendosi tra il gioco e lo studio, le due cose che ama di più. Attualmente risiede a Bolzano, sua città natale. È molto curiosa (la sua prima parola è stata “perché?”) E non può vivere senza un buon libro nella borsa.

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